SUOG/2 – Le notizie acchiappaclic

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Si parlava di “giornalismo all’inglese”, una volta, per indicare un modo pressoché impeccabile di dare la notizia. Senza supposizioni, senza commenti, attenendosi ai fatti conosciuti, spiegati nella maniera più chiara possibile attraverso la regola delle “5 W”: Who? What? When? Where? Wy? Ovverosia: Chi? Cosa? Quando? Dove? Perché? E i fatti conosciuti erano quelli che il cronista appurava in loco o, ad esempio, dai rapporti di polizia; oppure sviluppando una nota inviata dalle varie agenzie di stampa. Si usavano, insomma, fonti quanto più sicure e verificate fosse possibile rintracciare. Poi, certo, non sono mai mancate le speculazioni, le distorsioni, o addirittura le campagne stampa indirizzate ad avvalorare tesi di parte (ed è per questo che è nato SUOG). Ma questa è un’altra storia: l’umanità è nata imperfetta, il giornalismo un po’ di più.

Oggi, però, parliamo delle notizie “acchiappaclic”, frutto avvelenato del passaggio online di tutti i quotidiani, buona parte dei quali ancora mantiene la tradizionale versione cartacea (presumibilmente ancora per poco) ma che si sono ormai buttati nella rincorsa disperata alla pubblicità sul web. Talmente disperata che sono disposti a fare di tutto per rimediare un clic in più, fondamentale per far scattare il contatore e incassare quattrini.

Ecco allora che anche le testate più accreditate, i quotidiani più antichi, i giornali più “prestigiosi” si sono messi a sparare titoli sensazionali, che a volte neanche corrispondono al contenuto degli articoli, ma che servono a ingolosire gli utenti e portarli a cliccare per leggere la notiziona. E se poi si rivela farlocca, poco male: l’importante è l’ingresso nel sito e i soldi che, conseguentemente, arrivano. La velocità con la quale si sovrappongono le notizie su internet, poi, fa dimenticare la fregatura. E si ricomincia da capo… E non è raro trovare link a notizie bomba tipo “Non ci crederete cosa ha fatto Belen nella toilette dell’aereo!” (e quando scopri che si è semplicemente limata le unghie ormai è tardi: hai cliccato pregustando la scena a luci rosse, invece hai solo contribuito a pagare la cena agli editori del giornale).

Il grosso delle notizie acchiappaclic, però, viene sparata sui social da siti che si spacciano per giornali, mentre sono soltanto trappole per gonzi. A volte hanno nomi fantasiosi che giocano sulla somiglianza con testate vere (IL GIOMALE, IL FATTO QUOTIDAINO ecc…, giocando sul diritto di satira), altre volte hanno nomi simili a quelli più conosciuti (LA REPUBBLICA NAZIONALE, NEWS24TV.ALTERVISTA, ecc…), in altri casi ne inventano di nuovi, magari con nomi che richiamano una tendenza di massa (NOTIZIE POPULISTE, ITALIANI INCAZZATI, ecc…). E qui arrivano a pioggia i vari esperti di kung fu che spezzano le gambe allo scippatore, i padri giustizieri che tagliano i coglioni agli stupratori delle figlie… fino ad arrivare a una delle tendenze più diffuse online, ovvero la morte del personaggio famoso. Ultimo in ordine di tempo è stato il povero Luca Laurenti (il sodale di Paolo Bonolis), dato per morto per uno sfortunato lancio col paracadute: la bufala è passata addirittura in un tg nazionale prima di essere smentita. Ormai è talmente frequente che quando muore davvero qualcuno non sai se crederci o no.

Ah! Un attimo fa ho detto “bufala” per la prima volta: il fatto è che se ne abusa talmente tanto di questo neologismo che mi è diventato odioso. È diventato così diffuso che nessuno si preoccupa più di smentire una notizia scomoda: basta dire che è una bufala e la sua attendibilità diventa istantaneamente carta straccia (dire “etere straccio” pare brutto). E hanno imparato anche a creare siti caccia-bufale che servono solo a disarmare le notizie vere: in mezzo allo smascheramento di vere bufale, ogni tanto ci piazzano ad arte il presunto smascheramento di bufale che, in verità, sono notizie vere ma scomode. Una volta sputtanate sarà difficile convincere i lettori del contrario. È la pratica dell’indigestione: alla fine non ne puoi più e passi oltre. Hai talmente tante notizie contraddittorie che non ci capisci più niente.

Ma puoi ancora salvarti, leggendo SUOG e imparando a discernere. E ricorda sempre che il Dubbio Attivo è l’unica salvezza.

Gabriele Marconi

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